10 gennaio 2018

Le targhe automobilistiche di Fiume

Sotto il ventennio mussoliniano la città di Fiume e il suo entroterra vennero eretti allo status di provincia del Regno d'Italia.
provincia di Fiume
La sigla che identificava la Provincia di Fiume sulle targhe era FU.
La provincia di Fiume o provincia del Carnaro è stata una provincia del Regno d'Italia esistita dal 1924 al 1945.
Aveva come capoluogo la città di Fiume e prendeva nome dal golfo del Carnaro o Quarnaro.
La sua targa automobilistica fu FM, dopo un primo utilizzo sperimentale della sigla FU.
Il capoluogo della provincia, la città di Fiume, fu annessa all'Italia col Trattato di Roma del 27 gennaio 1924, e la formale annessione italiana si ebbe il 22 febbraio 1924.
Provincia di Fiume
La Provincia di Fiume in una mappa del 1936. Oltre al centro cittadino (la parte oltre fiume entrò a far parte del Regno di Jugoslavija) la provincia inglobò i comuni costieri della Liburnia istriana e l'interno centro-orientale della penisola istriana.







4 gennaio 2018

Le venderigole di Trieste

Le venderìgole stazionavano al mercato di Ponterosso, dove vendevano soprattutto frutta e verdura. Queste venditrici ambulanti erano donne 
Le venderigole e le mlekarice non erano attive solo in Ponterosso.
del popolo, ed erano combattive, decise, rumorose.
Esercitavano proprio dietro il palazzo del comune, nella piazzetta che si chiama Piazza Piccola.
C’erano poi le pancogole, che vendevano il pane, (fatto rigorosamente solo con le farine del comune, altrimenti erano guai). 
Le venderigole di Piazza della Legna (Piazza Goldoni). Una disanima dei mercati triestini è nel blog RighevagheIn questi mercati all'aperto si potevano trovare anche prodotti conservabili, come formaggio, carne e pesce sotto sale, stoccafisso e sarde en savor. Negli anni Trenta venne inaugurato il grande mercato coperto sulle rive e i banchetti non furono più esposti al sole estivo e alla bora invernale.



27 dicembre 2017

Cosa bolle nelle caldaie dei buffet triestini?

Sobbollire piano piano, per almeno due, tre ore e più. Per i puristi la regola è semplice: non servono né cipolla, né sedano o carota, basta il brodo bollito e ribollito, va bene anche quello dei giorni precedenti...
bollito misto di caldaia buffet triestino
Il mitico "misto caldaia", versione triestina del Bauernschmaus bavarese,
è un misto di carni suine bollite e ribollite nella "caldaia" dei buffet citta-
dini. Il condimento si fa con una generosa grattugiata di Kren (radice di
rafano fresco) quando le carni ancora fumano nel piatto.
Le carni (tutte di maiale) sono messe a sobollire in un brodo raramente sgrassato, spesso allungato con altra acqua bollente ma, diciamolo, ben raramente sostituito.
E' questo brodo che dà sapore al la caldaia, che assieme alla classica porzina di maiale fresco ospita nella sua bollitura lenta cotechini, lingue salmistrate, zampetti e orecchie salati, costine e carrè (kaiserfleisch) affumicati, e anche pancetta e salsicce...
Con l'arrivo dell'autunno a Trieste ritorna il ”piatto di caldaia", fatto di bolliti mantenuti caldissimi nell'acqua quasi bollente. Tra i pezzi più significativi, la salsiccia di Vienna (Wiener o Frankfurter), salsiccia di Cragno (dal nome della città slovena di Kranij), e poi il prosciutto cotto, la porzina (coppa suina, vera prelibatezza), il Kaiserfleisch (filetto con osso) o il filone senz'osso (carrè), la costina affumicata. Da servire con senape, radice di kren grattugiata e birra.

23 dicembre 2017

Il Krapfen dell'Austria danubiana

L'originaria ricetta austriaca del Krapfen è scesa da Vienna lungo il Danubio ed è dilagata nell'entroterra balcanico. Nella loro lunga discesa a sud i Krapfen hanno cambiato nome:
krapfen crafeni
Krapfen tirolesi, farciti con marmellata di albicocche. Anche qui le asso-
nanze con la terra trentina si sprecano: la marmellata di albicocche ri-
chiama quella fatta coi amoi, le susine rustiche di mezza montagna.
...sono diventati krafne in croato, krofi in sloveno, крофне in serbo e poi addirittura krofne in albanese. Ma la sostanza non cambia.
Col suo nome originario il Krapfen austriaco è tutt'ora ben radicato nei territori del Tirolo storico.
Fatto con pasta lievitata dolce fritta in padella e poi riempito di marmellata con una grossa siringa da pasticcere e cosparso di zucchero a velo.

14 dicembre 2017

Dicembre 1920: si stampa a Trieste "Il Popolo di Trieste"

Esce a Trieste il primo numero de "Il Popolo di Trieste", fotocopia politica del "Popolo d’Italia" di Benito Mussolini.
il popolo di trieste
In quel dicembre del 1920 l'ammutinamento militare di d'Annunzio che aveva galva-
nizzato i nazionalisti italiani giungeva al termine lasciando il posto al "fascismo di
confine", il più violento e estremista.
L’anno successivo (1921) la Federazione Fascista triestina raggiunse i 14.756 iscritti e diventò quella che contava il maggior numero di aderenti sull’intero territorio nazionale.
Fin dall'inizio l'Istria, con Trieste e Fiume, si confermò territorio d'elezione delle grandi manovre politiche del fascismo ancora nascente.
Da quelle parti l'animosità antislava della minoranza italiana viveva di vita propria.
In fondo il fascismo si limitò a cavalcarla, ad esacerbarla e a legittimarla.
La "marcia su Roma" sarebbe avvenuta il 28 ottobre del 1922, quando al confine orientale tutto s'era consumato con largo anticipo...
il popolo di trieste
Il giornale fu fondato da Benito Mussolini nel 1914 con soldi procuratati da Filippo Naldi, un giornalista che dirigeva il «Resto del Carlino» di Bologna e che vantava numerosi agganci negli ambienti industriali genovesi e milanesi. Tra l'abbandono dell'Avanti! e la fondazione del Popolo d'Italia prese anche soldi francesi, in parte governativi e in parte procurati dai socialisti interventisti francesi.

11 dicembre 2017

Štruklji (strucoli), in pratica degli strudel salati

Sono degli "strudel" di pasta leggera tirata sottile e poi riempita di carne o di formaggio o verdure. Vengono cotti al forno oppure bolliti in acqua.
štruklji  strucoli
Lo strucolo cotto viene bollito in acqua salata dentro una tela (en straza,
cioè nello straccio) e poi servito tagliando il rotolo a fette dello spessore
di un centimetro.
strucoli salati
Strucoli salati con biete (blitve) e formaggio, cotti al forno. Le bietole so-
no molto frequenti sulle tavole del litorale.
Gli strucoli (štruklji in slavo) evocano l'immagine delle case contadine: nonna, camino e una tovaglia a quadratini rossi e bianchi.
Facevano parte della cucina dei contadini poveri ed erano a base di farina, acqua, uova e formaggio, tutti ingredienti che anche le famiglia più povere traevano dalla loro stessa produzione.
Lo strucolo salato, che ha un ripieno di verdure o carni oppure o anche formaggio fresco (e viene servito come primo piatto).
Sia gli sloveni štruklji che i croati zagorski štrukli esistono sia nella versione kuhani (cioè bolliti) che pečeni (cioè al forno).
Si fanno con due tipi di pasta: lievitata, che è leggermente più morbida rispetto a quella per la potica, e non lievitata, che viene stesa in uno strato sottile.
Lo strucolo è imparentato con la gibanica serba, sia come gusto che come consistenza, anche se la forma può essere diversa.
štruklji  strucoli
Strucoli en straza pronti per la cottura e strucoli al forno impiattati. In Slovenia gli štruklji sono molto popolari, così diffusi da essersi guadagnati una citazione nella filatelia del paese.



27 novembre 2017

La pesca delle sardine nell'alto Adriatico

La "pesca con il fuoco" era una vecchia pratica, conosciuta e attuata fin dall'antichità classica, e che si perde nella notte dei tempi...
sardine
Pesca alla lampara: ieri come oggi una fonte luminosa attira in super-
ficie il piccolo pesce azzurro. Le sardine pescate in primavera sono le
più apprezzate ma la pesca viene praticata tutti i mesi dell'anno.
Le sardine vivono e si muovono in banchi e vengono pescate con gli stessi strumenti utilizzati per le acciughe.
Di notte i pesci vengono attirati con le "lampare", anticamente fuochi di legna che bruciavano a sbalzo fuori bordo, più tardi fiamme a carburo, oggi probabilmente luci a Led.
Le zone di pesca più interessanti per il piccolo pesce azzurro sono il medio e basso Adriatico e la Sicilia.

sardine
Questi piccoli pesci azzurri ben si prestavano ad essere conservati per più giorni dopo la pesca: bastava applicare la ricetta delle "sarde en saor". Nei lunghi secoli che avevano preceduto l'invenzione del frigorifero, si trattava di un vantaggio strategico, cioè veramente imbattibile.
"Anche le Sardine anno i lor sìti costanti, d'onde passano, uno de' quali è l'isoletta di Sansego, di cui parleremo più tardi."
(Alberto Fortis, "Saggio d'osservazione sopra l'isola di
Cherso e Osero: con tavole", Venezia, gennaio 1771)