11 maggio 2018

I confini del Novecento: lo "Stato Libero di Fiume"

I confini dello "Stato Libero di Fiume" creato dal Trattato di Rapallo erano più ampi di quelli dello storico "Corpus Separatum", che la monarchia ungherese aveva definitivamente riconfermato nel 1868.
stato libero di fiume
L'estensione dello storico Corpus Separatum ungherese.
Fin dal 1779 la città di Fiume aveva vissuto (con la sola breve interruzione del ventennio 1848-68) la sua dorata stagione da “Corpus Separatum”: era diventata porto franco autogestito per graziosa concessione dell'illuminata imperatrice Maria Teresa.
E così fu fino alla fine della prima guerra mondiale.
Poi incominciarono i casini.
stato libero di fiume
Il Trattato di Rapallo (novembre 1920) trasforma il Corpus Separatum
ungherese in Stato Libero di Fiume e, rispetto al precedente Corpus Se-
paratum, amplia i confini fino alla baia di Preluka ma cede alla Jugosla-
vija una fascia a sud di Castua e anche lo scalo di Port Baross.
La città era un crogiolo di culture e religioni, una città cosmopolita dove molte persone parlavano più lingue.
C'era lavoro per tutti e tra le varie comunità etniche i rapporti erano improntati al reciproco rispetto.
La città aveva varie industrie e il suo porto lavorava per l'entroterra danubiano e mitteleuropeo.
stato libero di fiume
Col definitivo passaggio all'Italia (1924, Trattato di Roma) lo Stato Libe-
ro di Fiume viene suddiviso fra Italia e Jugoslavija. All'Italia viene asse-
gnata il centro-città di Fiume, alla Jugoslavija i suoi sobborghi orientali
esettentrionali, compreso il Port Baross. del Regno d'Italia. Ora Fiume e
Susak sono separate dal confine italo-jugoslavo, che corre lungo l'Eneo.
Ma dopo gli anni asburgici, quelli in cui Fiume era il porto dell'entroterra ungherese e Trieste era il porto dell'entroterra austriaco, arrivarono gli italiani e fu l'inizio del declino economico.
Il porto fu privato del suo vasto entroterra commerciale danubiano, il che significò un declassamento strategico senza prospettive.
Il tessuto sociale venne spezzato in due dal nuovo confine lungo il fiume, con il centro città benestante e affarista ad ovest (Italia) e il quartierone proletario di Susak ad Est (Jugoslavija).

1 maggio 2018

La tonnara di Preluca, fra Fiume e Abbazia

Questa piccola baia separa la periferia urbana di Cantrida dall'insenatura di Volosca, da dove comincia il blasonato litorale turistico di Abbazia.
preluca preluka
La baia di Preluka ospitò a lungo una tonnara, come accadeva in tante al-
tre anse del Quarnaro. Questa foto del 1896, successivamente "colorata"
in studio, evidenzia l'alta vedetta d'avvistamento, ove il turno di guardia
durava tre ore.
Per chi viene da Fiume, qui inizia il litorale di Opatija, e Prelucka rimane sempre riconoscibile, seppure sempre più sputtanata dal cemento e dal cattivo gusto della "nuova Croazia".
Separava la periferia proletaria di Fiume dai luoghi dorati della borghesia cosmopolita della Belle Époque.
La baia fa da snodo fra la città di porto, commerciale e industriale, e il litorale turistico frequentato da turisti e vipparoli.
preluca preluka
"Ecco la baia di Prelucca, ben riparata, ben difesa d'ogni parte, e dove fu stabilita una pescaia, facendo saltar la rupe per addossarvi le capanne. E' una delle stazioni in cui pescano il tonno, e queste pescaie costituiscono una delle ricchezze della costa. L'impianto é semplicissimo: si compone di due osservatorii di venti metri d'altezza, enormi scale, erette obliquamente sulle onde, e munite, sull'ultimo scalino, d'un sedile, su cui sta la vedetta."     (Carlo Yriarte, "Istria - il Golfo del Quarnero e le sue isole", Edizioni Biblioteca dell'Immagine, Pordenone, 2014)
preluca preluka
"Mediante un'ampia rete, sbarrano un buon tratto della baia, nel senso della larghezza: la vedetta, dall'alto della sua specola, osserva il mare, e fa un segno quando la preda è entrata nel recinto; al momento stesso, l'uomo di guardia al basso, fa muovere un'altra rete perpendicolare alla corda dell'arco, e il tonno trovandosi chiuso in uno spazio ristretto, è facilmente condotto a riva, traendo verso di questa i grandi apparecchi: maneggio operato da una barca, che stanzia a pié della capanna."         Carlo Yriarte, "Istria - il Golfo del Quarnero e le sue isole", Edizioni Biblioteca dell'Immagine, Pordenone, 2014)

La vecchia tonnara a Martinscica di Cres

A Martinscica l'albero di avvistamento è sparito ormai da molto tempo e l'edificio della "Tonera" è in completo abbandono. Ma i muri tengono e il luogo conserva ancora il fascino d'un tempo.
Martinšćica
L'aspetto della vecchia tonnara, con le case di Martinšćica visibili in basso a destra. La pesca al tonno era molto diffusa tra le isole del Quarnaro e l'alto pennone di avvistamento era un elemento comune dei paesaggi rivieraschi.
tunera tonera
Fiore, vecchio marinaio lussignano, conserva nella sua casa di Ustrine
una preziosa foto scattata proprio alla "Tonera" di Martinšćica.  I ton-
ni venivano intrappolati in un anello di reti distese dalle barche.
Tra le forme di pesca tradizionali del golfo del Quarnaro, c'era anche quella della caccia al tonno.
Si praticava da terra, appostati in piccole baie attrezzate con una baracca di servizio che era dotata di un altissimo pennone inclinato dalla cui cima l'osservatore avvistava i tonni e poi ne segnalava la posizione.
Da terra gli altri ne intercettavano poi i movimenti manovrando su leggere e agili imbarcazioni.
martinscica
La vecchia tonnara si raggiunge a piedi per strada sterrata ed è situata prorprio di fronte al paese, con ampia vista sulla baia. Sulla destra èvisibile il grosso e informe insediamento turistico di Zaglav, uno schiaffo al paesaggio.
fichi d'india pricly pears
A maggio tra i sassi a lato della stradina fioriscono i fichi d'India.

25 aprile 2018

L'effimera "Stella d'Oro" dannunziana

E' stata un'onorificenza distribuita da D'Annunzio durante il suo anno e mezzo (tanto è durata la sua avventura fiumana).
Stella d'Oro di D'Annunzio
Una carellata di "Stelle d'Oro di Fiume" realizzate da diversi artigiani o
fabbricanti in periodi diversi (fotografia tratta dalla rivista "Militaria"
del marzo1994). Il peso in oro è di circa 3,5 grammi. La "Stella d'Oro
di Fiume"rimase una distinzione e un ricordo che D'Annunzio distribuì
a sua discrezione fino al 1938.
Consisteva in una stella a cin-que punte su cui poggiava in rilievo lo stemma concesso da Leopoldo I nel 1659, un'aquila che stringe tra gli artigli l'an-fora rovesciata da cui fluisce "indeficienter" (senza fine) la vena d'acqua.
"L’Urna inesausta” del vecchio stemma cittadino fu ripresa da d’Annunzio come simbolo del-la città "dei legionari" e stam-pata sui francobolli della "Reg-genza del Carnaro" oltre che utilizzata per le Stelle d'Oro date in dono ai legionari e ai sostenitori della causa.
Le Stelle d'Oro in lastra sottile furono fabbricate artigianalmente da uno o più orefici locali. Le prime Stelle d'Oro avevano l'aquila bicipite dello stemma di Fiume con sovrapposto sul petto uno stemmino coronato e smaltato con la Croce di Savoia in campo rosso.

19 aprile 2018

Matavilz, la valerianella che si coltiva negli orti del Carso triestino

Più resistente al freddo del nostrano radiceto de primo taio ma altrettanto tenera, è destinata alle insalate invernali.
matavilz songino
Eccola qui, in colorata compagnia con i cipollotti di Tropea e i ravanelli.
E infatti va d'accordo con uova sode, patate lesse, fagioli, cavolo cappuccio...
Questa cicoria é imparentata con la Valeriana Officinalis, che è utilizzata come blando sedativo ed oggi si trova in tutti i supermercati sotto il nome di "songino" ed è particolarmente adatta alle persone delicate di stomaco.
Per parte mia la "assumo" per altre ragioni: saporita, croccante e delicata.

14 aprile 2018

Ajdovi žganci, la polenta saracena degli sloveni

E' la granulosa polenta scura preparata con il grano saraceno e molto diffusa tra i contadini della Slovenia.
ajdovi žganci z ocvirki
Ajdovi žganci z ocvirki: polenta di grano saraceno con ciccioli di maiale.
In alternativa ai ciccioli, veniva servita imburrata, o con il latte.
La polenta di grano saraceno (oltre che in Austria, dove veniva tagliata con la farina di grano) era conosciuta anche in quasi tutta la Slovenia.
Anch'essa, come la polenta gialla di mais, è un "cibo per poveri", cioè dei lavoratori.
Nella Slovenia orientale assomiglia alla normale polenta perché contiene più acqua, mentre nella montana Gorenjska é molto più secca e granulosa.
ajdovi zganci
Ajdovi žganci z ocvirki. Sullo sfondo un piatto di semplice minestra jota (zuppa di crauti) dove galleggia una domača klobasa (la salsiccia casereccia).

9 aprile 2018

Quando i fascisti si presero Susak (che apparteneva al Regno di Jugoslavija)

Fu solo grazie all'invasione nazista dell'aprile 1941 che i fascisti fiumani riuscirono a mettere le mani sul quartiere di Susak, il popoloso quartiere croato dell'oltrefiume che col suo Port Baross faceva da contraltare al "molo longo" di Fiume italiana.
fiume susak
Nel ventennio italo-fascista la città era tagliata in due dal confine fra il
Regno d'Italia e il Regno di Jugoslavia: a sx Fiume, a dx Susak.
I fascisti in realtà avevano i giorni contati ma ancora non se ne rendevano conto. I conti da parte croata e slovena sarebbero arrivati a stretto giro di posta.
In quei giorni, una ”ragazza di oltreponte” così ricorda l'introduzione forzata del monolinguismo a Susak dopo l'invasione nazi-fascista della Jugoslavia del 1941: "Con malcelato nostro stupore constatammo che
Il confine risaliva il corso del fiume Eneo e si infilava tra le colline risa-
lendo la Val Scurigna.
appena invasa la nostra Città fu italianizzato il suo nome e la chiamarono Sussa.Venne emanato dal Prefetto di Fiume l’ordine che le insegne dei nostri negozi dovevano essere scritte in italiano, si misero nomi italiani a tutte le vie, con gran disappunto e confusione di tutti, anche dei fiumani che da sempre frequentavano Susak e conoscevano le vie col nome croato.
fiume susak
Nel centro città c'era un check-point al ponte (most) sul fiume.
Apparvero sui muri e all’ingresso degli edifici pubblici manifesti in lingua italiana che annunciavano frasi insensate:
“Questa è Terra Italiana".
“Qui si saluta romanamente“.
“Qui si parla solo Italiano”.
Il disagio era palese, l’umiliazione grande, pochi tra noi conoscevano bene l’italiano per esprimerci in modo completo, erano piuttosto i fiumani che sapevano il croato, al più si biascicava il dialetto fiumano. Mio fratello, ragazzo assai vivace e i suoi amici erano molto arrabbiati e papà lo rimproverò per la loro inutile e pericolosa contrarietà." (Furio Percovich, Gruppo Facebook "Un Fiume di Fiumani")
fiume susak
Il confine italo-jugoslavo nel periodo fra le due guerre. "Le trattative si conclusero l’11 Aprile nell’Ufficio di Commissariato di P.S. nel Ponte sull’Eneo con la resa incondizionata della Piazzaforte di Sussak.
Le truppe italiane varcarono il confine dal ponte sull’Eneo disinnescato dalle mine alle ore 17 dello stesso giorno senza sparare un colpo.
La Delegazione di Sussak era guidata dal Sindaco Mario Sarinich e quella italiana dal Ten Col. Fabio Besta, assistito dal Dr. Carlo Stupar e dal Dr. Vincenzo Genovese, rispettivamente Vice Podestà e Questore di Fiume. Cominciava così l'inizio della nostra fine."                                               (Rodolfo Decleva - Gruppo Facebook "Un fiume di fiumani")