19 aprile 2018

Matavilz, la valerianella che si coltiva negli orti del Carso triestino

Più resistente al freddo del nostrano radiceto de primo taio ma altrettanto tenera, è destinata alle insalate invernali.
matavilz songino
Eccola qui, in colorata compagnia con i cipollotti di Tropea e i ravanelli.
E infatti va d'accordo con uova sode, patate lesse, fagioli, cavolo cappuccio...
Questa cicoria é imparentata con la Valeriana Officinalis, che è utilizzata come blando sedativo ed oggi si trova in tutti i supermercati sotto il nome di "songino" ed è particolarmente adatta alle persone delicate di stomaco.
Per parte mia la "assumo" per altre ragioni: saporita, croccante e delicata.

14 aprile 2018

Ajdovi žganci, la polenta saracena degli sloveni

E' la granulosa polenta scura preparata con il grano saraceno e molto diffusa tra i contadini della Slovenia.
ajdovi žganci z ocvirki
Ajdovi žganci z ocvirki: polenta di grano saraceno con ciccioli di maiale.
In alternativa ai ciccioli, veniva servita imburrata, o con il latte.
La polenta di grano saraceno (oltre che in Austria, dove veniva tagliata con la farina di grano) era conosciuta anche in quasi tutta la Slovenia.
Anch'essa, come la polenta gialla di mais, è un "cibo per poveri", cioè dei lavoratori.
Nella Slovenia orientale assomiglia alla normale polenta perché contiene più acqua, mentre nella montana Gorenjska é molto più secca e granulosa.
ajdovi zganci
Ajdovi žganci z ocvirki. Sullo sfondo un piatto di semplice minestra jota (zuppa di crauti) dove galleggia una domača klobasa (la salsiccia casereccia).

9 aprile 2018

Quando i fascisti si presero Susak (che faceva parte del Regno di Jugoslavija)

Fu solo grazie all'invasione nazista dell'aprile 1941 che i fascisti fiumani riuscirono a mettere le mani sul quartiere di Susak, il popoloso quartiere croato dell'oltrefiume che col suo Port Baross faceva da contraltare al "molo longo" di Fiume italiana.
fiume susak
Nel ventennio italo-fascista la città era tagliata in due dal confine fra il
Regno d'Italia e il Regno di Jugoslavia: a sx Fiume, a dx Susak.
I fascisti in realtà avevano i giorni contati ma ancora non se ne rendevano conto. I conti da parte croata e slovena sarebbero arrivati a stretto giro di posta.
In quei giorni, una ”ragazza di oltreponte” così ricorda l'introduzione forzata del monolinguismo a Susak dopo l'invasione nazi-fascista della Jugoslavia del 1941: "Con malcelato nostro stupore constatammo che
Il confine risaliva il corso del fiume Eneo e si infilava tra le colline risa-
lendo la Val Scurigna.
appena invasa la nostra Città fu italianizzato il suo nome e la chiamarono Sussa.Venne emanato dal Prefetto di Fiume l’ordine che le insegne dei nostri negozi dovevano essere scritte in italiano, si misero nomi italiani a tutte le vie, con gran disappunto e confusione di tutti, anche dei fiumani che da sempre frequentavano Susak e conoscevano le vie col nome croato.
fiume susak
Nel centro città c'era un check-point al ponte (most) sul fiume.
Apparvero sui muri e all’ingresso degli edifici pubblici manifesti in lingua italiana che annunciavano frasi insensate:
“Questa è Terra Italiana".
“Qui si saluta romanamente“.
“Qui si parla solo Italiano”.
Il disagio era palese, l’umiliazione grande, pochi tra noi conoscevano bene l’italiano per esprimerci in modo completo, erano piuttosto i fiumani che sapevano il croato, al più si biascicava il dialetto fiumano. Mio fratello, ragazzo assai vivace e i suoi amici erano molto arrabbiati e papà lo rimproverò per la loro inutile e pericolosa contrarietà." (Furio Percovich, Gruppo Facebook "Un Fiume di Fiumani")
fiume susak
Il confine italo-jugoslavo nel periodo fra le due guerre. "Le trattative si conclusero l’11 Aprile nell’Ufficio di Commissariato di P.S. nel Ponte sull’Eneo con la resa incondizionata della Piazzaforte di Sussak.
Le truppe italiane varcarono il confine dal ponte sull’Eneo disinnescato dalle mine alle ore 17 dello stesso giorno senza sparare un colpo.
La Delegazione di Sussak era guidata dal Sindaco Mario Sarinich e quella italiana dal Ten Col. Fabio Besta, assistito dal Dr. Carlo Stupar e dal Dr. Vincenzo Genovese, rispettivamente Vice Podestà e Questore di Fiume. Cominciava così l'inizio della nostra fine."                                               (Rodolfo Decleva - Gruppo Facebook "Un fiume di fiumani")

31 marzo 2018

Le tradizioni pasquali a Fiume: il siser, l'uovo sodo inglobato nella pinza

"Finalmente arrivava la Domenica di Pasqua e le nostre mamme si recavano alla prima Messa delle 6 e trenta portando avvolto su una salvietta bianca un pezzo di pinza, la scalogna detta luk, le uova sode e il prosciutto per la Benedizione."
siseri o titole o pinza
La tradizionale pinza pasquale di provenienza asburgica veniva rivisitata
aggiungendo riferimenti espliciti all'uovo, che veniva addirittura ingloba-
to nel siser, che però già in Friuli cambiava nome ("Le titole le ciama i
furlani,noi a Fiume li ciamavimo siseri.")
I ricordi del fiumano Rodolfo Decleva, modestamente affidati ad una pagina Facebook, meriterebbero più attenzione di tanti altri scritti polemici. Sono testimonianza preziosa di un tempo ormai andato, una forma di storiografia minore che meriterebbe sostegno e attenzione.

uova di pasqua
"Verso le diezi de matina se magneva il siser fato en casa, persuto coto,
ovi duri coloradi e scalogna"
. La decorazione rituale delle uova sode nei
giorni di Pasqua compare in forme diverse lungo tutto l'arco alpino e in
particolare in Slovenia, da dove forse è migrata al mare... 
"Si cominciava col Venerdi Santo e tutti tenevamo un comportamento controllato senza eccessi e strida. Le Maestre ci davano dei compiti a casa, mentre in Parrocchia – dove i Crocifissi erano avvolti in panni viola a rappresentare il Lutto della Chiesa - i Sacerdoti ci facevano giocare ma con morigeratezza. Le campane erano “legate” e non suonavano. I Preti celebravano la Messa ma non davano l’Eucaristia. Chi aveva la radio la teneva al minimo volume e i programmi non prevedevano canzonette ma per lo più musica da camera. E poi non si sentiva cantare per rispetto della ricorrenza. Un anno, noi Aspiranti del Duomo andammo in ritiro al Vescovado, dove Don Severino Scala ci aveva promesso scorpacciate di mele cotogne tra una preghiera e l’altra. Quasi tutta la cittadinanza faceva la visita dei Sepolcri nelle varie chiese – le pie donne ne visitavano sette - e la visione cadeva sulla immagine della Madonna Addolorata in lutto trafitta da un pugnale. Analoga effigie c’era in Salita Calvario dove c’erano le Tre Croci.
Poi nel giorno di Sabato Santo noi giovani eravamo in strada, ma con l’occhio su un rubinetto dell’acqua perché alle 11 ci sarebbe servito. Infatti alle 11 le campane venivano “sciolte” e suonavano a Festa per annunciare la Resurrezione di Gesù e tutti correvano a bagnarsi gli occhi per mondarsi dei propri peccati. La Resurrezione avveniva in anticipo sui tre giorni della Passione e Morte. Finalmente arrivava la Domenica di Pasqua e le nostre mamme si recavano alla prima Messa delle 6 e trenta portando avvolto su una salvietta bianca un pezzo di pinza, la scalogna detta luk, le uova sode e il prosciutto per la Benedizione. Alle 9 c’era la Marenda di Pasqua: sulla tavola imbandita con il caffelatte bollente e fumante. Le briciole venivano raccolte dalla tovaglia e bruciate nello sparket, perché benedette. Il Signore era risorto. E questa usanza era seguita anche dagli Ebrei e Ortodossi anche se la loro Pasqua non coincideva con la nostra."
uova pasquali a Fiume

27 marzo 2018

La pinza veneta e la pinza triestina

La "putana" o "pinza" è un dolce molto semplice che, prima ancora dell’avvento delle stufe, veniva cucinato sotto una campana chiamata "covercio", ricoperta dalle braci del camino.
pinza veneta
La pinza veneta: nelle vecchie case di campagna si cucinava sul fuoco vivo del camino di casa, il "fogolar davèrt", simbolo assoluto della famiglia. Pinza veneta e pinza triestina erano dolci assai diversi, però uniti dal metodo che si usava per cuocerli nel camino di casa, chiamato covercio nel Veneto e campana o peka sulla costa dalmata. Erano cappe di ferro battuto che trasformavano un fuoco in un forno è il trait d'union culturale di due tradizioni diverse e parallele.
pinza triestina
La pinza triestina: ha la forma di un panettone basso, scuro e lucido con
tre incisioni sulla  cupola ed è molto ricca di uova e di burro che rendono
le fette compatte. In Austria è nota come "pinza di Gorizia".
Per Pasqua si faceva la pinza, un dolce poco dolce confezionato con quel che c'era in casa: farina (anche "tagliata" con la farina gialla di mais), un mestolo di brodo avanzato, lievito, sale e zucchero.
L'impasto era impreziosito da fichi secchi, uvetta, noci e semi di finocchio, succo d'arancia e anche un bicchierino di rum.
Dopo averla sfornata, quando diventa tiepida significa che è pronta da servire: "Na feta de putana, un bicer de vin dolse e un bon cafè"
L'origine della pinza va probabilmente cercata in Boemia, patria di quasi tutte le nostre paste lievitate ricche.
Indubbiamente in Austria, in tutta la Stiria, a Graz e anche a Vienna, accanto al nome di Osterpinze o Steirische Osterpinze è presente il termine Görzer Pinze, cioè pinza di Gorizia.
Il termine Görzer (goriziana) allude al fatto che la ricetta è giunta in Austria a metà del XIX secolo dalla Contea Principesca di Gorizia e Gradisca.

21 marzo 2018

Gli odori della vecchia Fiume

"Odori di casa: non avevamo supermercati asettici con aria condizionata. Entrando in un negozio di generi commestibili e coloniali (non sempre bene illuminati) ci veniva incontro un effluvio di tanti aromi, salumi appesi ai ganci, prosciutti, salami, cotolette di maiale affumicate, baccalà secco, formaggi diversi, mortadella, lardo, sardelle salate stivate in un barile, pezzi bianchi di sapone marsiglia."
Fiume Rijeka
L'angolo fra Via Carducci e via De Ciotta oggi. L'edificio al centro ospi-
tava "Le salumerie dei Masè in via Carducci, angolo via Ciotta e sotto la
Torre"
. La "Torre" in questione altro non è che il cosiddetto neboder (il-
grattacielo), la grande torre modernista costruita sotto il fascismo, che in
foto esibisce oggi la scritta "Poliklinika pro vita".
Rijeka Bagno Quarnero
"Odore delle passatoie di fibra di cocco, distese sui tavolati e le scale del
Bagno Quarnero, sempre bagnate di acqua salata, che si asciugavano sot-
to il sole di agosto."
 Era il bagno pubblico comunale.
Nel suo "Ricordi fiumani e ciacolade" Giulio Scala sa far rivivere le atmosfere anteguerra di una città dove gli stili di vita contadini si incuneavano nel tessuto urbano e sopravvivevano fra i palazzi della modernità fascista. Erano quelli gli odori di casa per gli abitanti dell'enclave italiana circondata da terre slave. Ricordi struggenti.
"Un misto di odori domestici di casa di una giovinezza interrotta.
I luoghi: il negozio del Banelli, sul Giro di Belvedere, angolo via Nicolò Host (chi era costui?).
I negozi del Panbianco: il vecchio in via Belvedere, angolo via Vasari; il nuovo, in Casa Copetti.
sparghert
El sparghert, ossia la cucina economica (dalla parola composta tede-
sca SPAR-HERD da sparen, risparmiare e Herd, focolaio. In slove-
no si usa comunemente la parola šporget (la š si pronuncia come la
"sc" di sciare) che potrebbe forse derivare dalla parola šparati (ri-
sparmiare).  "Quasi mi  dimenticavo un importante odore della no-
stra infanzia, quello delle croste di parmigiano, che arrostivano sul-
la piastra del sparghert."
Le salumerie dei Masè in via Carducci, angolo via Ciotta e sotto la Torre: Moravecz in Corso, noto per il suo caffè che venivano a comperare anche da Oltreponte; le nostre

15 marzo 2018

La belle epoque di Fiume, con gli ungheresi che favoriscono gli italiani per frenare gli austriacanti croati

Negli anni della belle époque Fiume conobbe un grande sviluppo economico e un marcato progresso civile. Sull'onda della Rivoluzione Industriale, l'economia cittadina crebbe rapidamente e mutò anche la stessa composizione etnica perchè dopo il 1866 gli ungheresi (in attrito con gli austriaci) favorirono gli italiani, contro gli austriacanti croati.
fiume ungherese
Negli anni della belle epoque Fiume era una città vivace ed economica-
mente sviluppata e centro di commerci marittimi internazionali. Il gran-
de emporio godeva di grossi privilegi fiscali e amministrativi: lo status
di Corpus Separatum e il Porto Franco.
L'imperatrice Maria Teresa d'Austria aveva ceduto la città al Regno di Ungheria già nel 1779, quando aveva istituito per Fiume l'amministrazione speciale detta "Corpus Separatum", con una ampia autonomia amministrativa.
👉Durante la rivoluzione ungherese del 1848, la città venne occupata militarmente dai croati fedeli agli Asburgo, che la tennero per quasi vent'anni reclamandone l'annessione al Regno di Croazia nell'ambito dell'Impero.
Fiume venne invece restituita alla corona ungherese - ancora come Corpus Separatum - ed era la terza e ultima volta che ciò accadeva - nel 1867.
fiume ungherese
La scuola superiore in lingua italiana di Fiume, che venne inaugurata nel
1888 ed è ancora in funzione.
👉Il territorio cittadino divenne pertinenza diretta della Corona d'Ungheria con una propria amministrazione ed un proprio governatore, mentre il territorio circostante fece parte del Regno di Croazia, a sua volta dipendente dallo stesso Regno d'Ungheria. In tal modo la città mantenne i suoi statuti e privilegi, non ultimi quello di utilizzare ufficialmente la lingua italiana e di inviare direttamente i propri rappresentanti alla Dieta ungherese.
👉Gli ungheresi presero a favorire gli italiani perchè temevano i croati.
fiume ungherese
Oltre a benficiare dell'autonomia amministrativa assicurata dallo status
particolare di Corpus Separatum, la città quarnerina godeva pure dei pri-
vilegi fiscali derivanti dallo stato di Porto Franco, che risaliva addirittura
al lontano 1719.
Lo facevano per garantire la sovranità ungherese sul principale porto d'Ungheria.
👉I 21.000 abitanti del 1880 diventarono 50.000 del 1910, di cui 10-12.000 provenienti dalla sola Istria. Distinti per lingua madre, erano così distribuiti: 48,6% parlavano italiano, 25,9% parlavano croato, il resto (ben 16.000 persone) era distribuito fra etnie varie. Forte era il peso degli abitanti "regnicoli", cioè provenienti dal Regno d'Italia.
fiume ungherese
Una mappa ungherese in scala 1:19.000 con la legenda preceduta dalla scritta "FIUME - porto della sacra corona ungherese". Il nuovo porto cittadino con la sua estensione del Port Baross fu realizzato dagli ungheresi negli anni d'oro di Fiume polo commerciale e portuale.