24 settembre 2011

La Morlacchia istriana

Gli studiosi indicano come "Morlacchia Istriana" le zone d'insediamento di coloni morlacchi in Istria
L'areale dei morlacchi istriani ( tratto da E. Ivetic,
"L’Istria Moderna, Un’introduzione ai secoli XVI
 –XVIII", Trieste-Rovigno, Collana degli Atti del
CRSR, 1999, pag.134).
(la Morlacchia propriamente detta è invece è una vasta regione della Croazia occidentale oggi nota come Lika-Senj, anticamente abitata da popolazioni di lingua neolatina che qui si insediarono nel XIV° secolo).
Si tratta di insediamenti voluti dai governanti che, in più riprese, si posero il problema del ripopolamento di vaste aree devastate da ricorrenti guerre, incursioni ed epidemie di peste.

«Le frequenti pesti e mortali epidemie susseguentisi nei secoli 1500 e 1600 produssero la necessità di molteplici trasporti di nuovi abitanti tolti da vari paesi, per rimettere a coltura le ampie contrade per spopolamento rimaste incolte. Il governo veneto li sottoponeva tutti, a titolo di privilegio, alla giurisdizione del capitano di Raspo; ma più tardi, riuscendo incomodo ai medesimi di recarsi per tutte le controversie civili a [357] Pinguente, ed onde poter
meglio esercitare sovr'essi la sorveglianza di polizia e le procedure penali, li soggettò a parità degli abitanti vecchi, alla giurisdizione dei podestà dei rispettivi territorì. [...] Specialmente dopo la peste del 1527, che ridusse la provincia ad estrema calamità, i beni incolti s'erano andati accrescendo a dismisura; sicchè nel 1556 il principe veneto delegò tre provveditori, che avvisassero al modo di ridonarli all'agricoltura, e venne istituito apposito Magistrato dei beni incolti, che prese possesso di tutti i terreni deserti per darli a nuovi coltivatori. Nella sola Polesana furono occupati 135,632 campi padovani. [...] intorno a questo tempo il comune di Montona accolse nelle [358] contrade mezzo deserte del suo agro morlacchi trasportati dal governo veneto, verso l'obbligo di pagargli, come gli altri antichi villici, annualmente un moggio di frumento ed uno di avena per ogni famiglia 22. Furono posti nelle ville di Montreo, S. Giovanni della Cisterna e Mondellebotte; in altre vennero frammischiati ai vecchi abitanti. [...] Tra le schiatte trasferite in Istria i morlacchi furono i più riottosi ad una vita regolata, tranquilla ed operosa; essi mantennero lungamente la fierezza della loro indole, e la rapacità. Giacomo Renier mandato, come abbiamo veduto, provveditore in Istria per regolarne il ripopolamento, nella già citata sua relazione dell'8 Ottobre 1585 manifestava la speranza di buonissimi effetti dall'introduzione di morlacchi venuti dai territorì di Zara e Sebenico, e collocati nell'agro di Pola. Nove anni più tardi ritornato capitano di Raspo, nella sua relazione 20 Giugno 1594 sopra la questione insorta tra i morlacchi ed il capitolo di Parenzo, a cui essi rifiutavansi di pagare la decima (veramente d'ogni duodecimo, uno) così s'esprime intorno ad essi: «barbara gente, inutile per la dappocaggine e crapula e fuga della fatica al remo alla spada, alla campagna, solo nata por ubbriacarsi, stare alle strade ed assassinare i popoli, cagione principale por li loro infiniti furti di animali, ed altri danni che fanno, non si abiti l'Istria, anzi si deserti, ed i vecchi Vassalli vadino in rovina, pieni di superstizioni, di costumi barbari, empì e scelerati alla fede e divozione, dei quali prego la Divina bontà, che mai a questo Serenissimo Dominio venga occasione di farne esperienza: ne altro è il pensiero loro, come in qualche parte gli ha successo, che di esterminare gli abitanti vecchi con le chiese ed ogni autorità di magistrato, come si vede por la poca stima e sprezzo che ne fanno, ed ogni cosa ridurre in potere e libertà loro».
(da: Carlo de Franceschi, "L'Istria", Tipografia di Gaetano Coana, Parenzo, 1879)

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