25 marzo 2013

La Manifattura Tabacchi di Fiume

A fine Ottocento era il porto ungherese sull'Adriatico e i suoi amministratori erano orgogliosi dello stato di corpus separatum di cui la città godeva.
Con i suoi 1.200 operai la Manifattura Tabacchi di Fiume rimase
l'impianto industriale più grande dell'intera provincia del Carnaro.
Ma Fiume (che così si chiama-va sotto l'Ungheria) non aveva
raggiunto, nell'età della rivolu-zione industriale e degli imperi, uno stato industriale all'altezza della sua fama portuale e istituzionale.
Foto in bianconero tratte dal sito www.lokalpatrioti-rijeka.com.
Era una città di mare a vacazione commerciale e tale restò anche dopo il periodo di sviluppo economico e culturale di fine Ottocento.
Una situazione che semmai si accentuò sotto il Regno d'Italia.
Ad annessione avvenuta, oltre al silurificio Whitehead e ai cantieri navali, i contempo-ranei consideravano degni di nota anche la Raffineria di Olii minerali (160 maestranze), la società fiumana per l’industria dei legnami (120), alcune imprese edili che impiegavano un centinaio di manovali e, soprattutto, la Manifattura dei
L'edificio della direzione a fine Ottocento, quando si trovava sulla
riva che in seguito venne occupata dalla stazione ferroviaria.
tabacchi (1.200).
C'erano inoltre industrie della carta, del legno, degli alimenti, ma l’impianto industriale più grande della provincia del Carnaro si occupava di tabacco.

(dati tratti da: "Camera di commercio e industria della provincia del Carnaro, Caratteristiche economiche della provincia del Carnaro", s.n.t., Fiume 1926, pp. 46 ss.)

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