30 luglio 2014

Antico Caffè San Marco, un micrososmo triestino

Radicato nella storia della città e reso celebre dal capitolo che Claudio Magris gli ha dedicato in uno dei suoi libri migliori.
Ha avuto una storia travagliata che lo ha trasformato in uno dei luoghi-
simbolo della storia cittadina.
"Il San Marco è un'Arca di Noè, dove c'è posto, senza precedenze
nè esclusioni, per tutti, per ogni coppia che cerchi rifugio quando
fuori piove forte e anche per gli spaiati."
[pag 11]
"In quest'accademia non si insegna niente, ma si imparano
la socievolezza e il disincanto. Si può chiacchierare, raccon-
tare, ma non è possibile predicare, tenere comizi, far lezione.
Ognuno, al suo tavolo, è prossimo e distante rispetto a chi
gli sta accanto." [ pag 18]
Varcare la porta che si apre sulla trafficata Via Battisti equivale a fare un salto nell'iperspazio, entrare in una dimensione senza tempo, dove il piacere di vivere riesce ad andare d'accordo col buon gusto e la cultura; caffè, libri, incontri, chiacchiere rilassate...
Eppure l'agitazione contemporanea è lì, a soli tre metri in linea d'aria, coi motori che urlano velocità e indifferenza; è lì ma rimane fuori dalla porta, un diaframma che separa due mondi.
Da questa parte del vetro il passato cosmopolita della città si mischia al miglior presente e sembra vaccinare i frequen-tatori dalla fretta agitata dei nostri tempi.
Le pulsioni distruttive del ventennio Berlusconi-Tuđman-Milošević rimangono fuori; premono alla porta, ma il loro DNA qui non è ben accetto, suscita rigetto, signori si accomodino fuori.
Le didascalie sono tratte da:
Claudio Magris, "Microco-smi", Garzanti, Milano, 1998.
"Il proprietario e gli ex-proprietari o gestori del Caffè, come dire sovrani di antiche dinastie. Marco Lovrinovich di Fontane d'Orsera presso Parenzo, che apriva trattorie e depositi di vini come altri scrivono versi o dipingono paesaggi, inaugura il Caffè il 3 gennaio 1914, là dove prima c'era la Latteria Centrale Trifolium con la stalla per le mucche, e dice ufficialmente di chiamarlo San Marco in omaggio al proprio nome, mentre ne approfitta per ripetere fin nelle decorazioni delle sedie l'effigie del leone veneto, simbolo di italianità e di irredentismo." [pag 20]
"Nonostante sia uno dei pochi posti a Trieste in cui si vedano parecchi giovani, il San Marco è un lifting dell'esistenza, sembra tracciare sul volto degli habitués quella robustezza attempata e decorosa che, periodicamente, i restauri conferiscono al suo arredamento." [pag 21]

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