24 dicembre 2015

Il baccalà di Natale nell'Istria austroungarica e ottocentesca

La vigilia di Natale era una giornata di attesa interamente dedicata alla preparazione della cena serale, che di fatto chiudeva la penitenza dell'avvento e il rigorosissimo digiuno della vigilia (che di solito terminava all'imbrunire).
Baccalà Istria Bakalarh
Tra le novità introdotte dall'Ottocento commerciale e industriale sulle
sponde adriatiche c'è anche la diffusione del merluzzo. Pescato nelle
gelide acque del Nord, fece la sua comparsa sulle nostre mense col no-
me di baccalà (se conservato nel sale) o di stoccafisso (se conservato
essiccandolo all'aria).
Le ore del mattino erano occu-pate da alcune incombenze ri-tuali: pestare con arte il bac-calà (bakalarh) che poteva essere conservato sotto sale (baccalà) o seccato all'aria (stoccafisso), ma che in ogni caso era sem-pre della qualità «ragno», senza sfregolarlo (sbricio-larlo) e metterlo poi a bagno per una buona ora.
La seconda incombenza era di tirare il collo al cappone o al gallo, di appenderlo ad un chiodo a testa in giù, per farne uscire il sangue: avrebbe ral-
Baccalà Istria Bakalarh
Una bella disanima delle usanze natalizie nel periodo asburgico si trova nel
sito Istria on the Internet e interessanti sono anche le pagine dedicate al
cenone della Vigilia e al pranzo di Natale dal sito della Edit di Fiume.
legrato la mensa del pranzo di Natale. La padrona di casa, che aveva impastato il pane prima ancora di andare alla messa dell'aurora, scaldava il forno e vi metteva ad arrostire el pan conzà con l'olio d'oliva.
Nel pomeriggio veniva acceso el zoco (il ceppo), il più antico segno del Natale, che dall'ampio focolare avrebbe rallegrato l'ambiente con il suo calore e gli scoppiettii. Sarebbe rimasto acceso sino
a Capodanno e possibilmente sino all'Epifania. Quel fuoco si caricava di molti simboli: forza purificatrice, immagine del sole che riprendeva ad alzarsi sull'orizzonte dopo il solstizio invernale, simbolo dell'anno che si consumava.
Nella ritualità collettiva, scandita dalle funzioni religiose del rito cattolico, queste giornate di fine anno erano pregne di ritualità spontaneamente apprese da tradizioni che si perdevano nella notte dei tempi e richiamava i riti pagani.
Nell'Istria moderna era comunque diffusa la pratica della preparazione del presepio. Gli alberi di Natale, invece, non erano conosciuti se non da una rara élite di famiglie della borghesia tedesca e dell'ufficialità militare, presenti in gran numero a Pola e a Trieste, cui si accodavano le famiglie benestanti, desiderose di sentirsi alla pari dei padroni di allora.

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