6 novembre 2015

La fascinosa locanda "Pansion Ucka" sul Monte Maggiore di Fiume

Questo rustico alberghetto si trova alla sella di Poklon (m 922), il passo di montagna che collega l'esagitato litorale di Abbazia con l'Istria interna.
L'ampia e ariosa sala da pranzo si affaccia sul versante meridionale dell'edificio, esposto alla luminosità del Quarnaro. Niente di più lontano dai localini trendy di Abbazia, ammorbati dal cafonal croato. A mezz'ora da Icici e dalla formidabile Promenade marina che unisce Laurana ad Abbazia, questa locanda è anche la base giusta da cui raggiungere a piedi la sommità del Monte Maggiore, seguendo la strada che passa davanti al vecchio Ristorante Dopolavoro e salendo poi fino alla torretta-belvedere che spazia sul Quarnaro con una vista che arriva fino a Cima Televrin e sull'Istria fino a Monfalcone.
In origine era un rifugio alpino intitolato alla principessa Stephanie. Poi,
quando Fiume passò al Regno d'Italia cambiò nome in "Rifugio Duches-
sa d'Aosta", venne più tardi bruciato dai nazifascisti in lotta coi partigia-
ni di Tito ed è stato  ricostruito nel 1958 sulle fondamenta della vicina
vecchia caserma della Guardia  di Finanza italiana. Oggi è classificato
"bed and breakfast" e si chiama "Pansion Ucka" ma è conosciuto anche
come "Trattoria Poklon".
Poklon, un valico molto battuto fin dai tempi più antichi perchè vi passava l'importante strada di collegamento fra Fiume e Pisino, strada che l'imperatore delle riforme illuminate Giuseppe II volle rinnovare nel 1785 (e che da allora divenne nota come "Strada Giuseppina").
L'attuale locanda nasce nel 1887 come rifugio alpino. Fu voluto dall'associazione "Österreichischer Touristen Club", con la denominazione ufficiale di "Kronprinzessin
Il suo aspetto attuale è dovuto ad un ammodernamento "leggero" curato
con attenzione da un architetto statunitense amico degli attuali gestori,
secondo me con ottimi risultati. Vi si respira una rilassata atmosfera re-
trò, poco adatta ai modaioli capricciosi della costa.
 Stephanie Haus" (Rifugio Principessa Reale Stefania).
I piatti sono rustici e coi piedi ben piantati nella tradizione locale, il che significa selvaggina.
Il gulasch d'orso fa parte della cucina tradizionale slovena e del Primorsko-goranska (la regione montana alle spalle di Rijeka), proprio come succede da noi con lo spezzatino dei cervo o i piatti a base di cinghiale nei monti appenninici. Per questo non sono stato sorpreso nel sentirmelo proporre. A me la selvaggina non piace e non ho voluto "sperimentare". Per il prosciutto d'orso non so: sospetto che sia una moda importata col turismo dei cacciatori (già molto attivo ai tempi di Tito). Posso dire? Non riesco a farmene un problema, consumo quantità industriali di insalata, cipolle e verdura cruda ma non mi sento affatto vegetariano e quando seguo i consigli del medico ("carne bianca!") non riesco a sentirmi in colpa. Qualunquismo alimentare? Mah!!!

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