13 maggio 2014

Il Rifugio Premuda in Val Rosandra

Il rifugio intitolato a Mario Premuda vanta un singolare primato: con i suoi 82 metri sul livello del mare è il più basso d'Italia.
rifugio mario premuda
Il rifugio nei primi anni Trenta del '900 (foto Mauro Antonini).
Si trova giusto all'imbocco della Val Rosandra ed è stato quasi inglobato nel territorio urbano di Trieste. A dirla tutta, non è più un vero rifugio. Mancano infatti letti e cuccette.
Però esibisce una storia nobi-lisima. Il suo bar apre alle 10 di mattina. Il ristorante fa cucina tipica triestina, sia a pranzo (12,30-14,30) che a cena (18,30-21,30); è aperto anche la domenica pomeriggio.
Rifugio Premuda in Val Rosandra.
Ed ecco il Premuda nel suo aspetto odierno. Il monte roccioso che si
vede alle sue spalle è niente di più e niente di meno che il Monte
Carso, la cima sassosa che da il nome all'aspro entroterra di Trieste.
Tra queste rocce taglienti nacque il sesto grado italiano.
Ma non fu solo la palestra d'elezione di Emilio Comici. Infatti in
seno al CAI Triestino non c'era solo la tensione tra "antico" (Kugy)
e moderno (Comici). Covavano anche tensioni sociali e politiche
che non potevano trovare altri canali di espressione. Da qui partivano
anche i "Bruti della Val Rosandra", un gruppo di contentatori ante-
litteram  che mal digeriva l'alpinismo modaiolo, elitario e succube
alle esigenze propagandistiche del potere (fascista) dell'epoca.
Vedi anche il post in Cipputiblog.
Senza tanti fronzoli propone con modestia piatti esemplari: minestra de bobìci, luganiga coi crauti, patate en tecia, gnocchi di patate, gnocchi di pane al goulasch, cevapcici con ajvar, per non parlare del vino sfuso, un Refosco carico, aspro e profondo che sembra cavato fuori dalle vigne del Carso, altro che "peducolo rosso" dei gourmet da guida patinata. Ma gli spiedini, precisa l'esuberan-te locandiera, non possiamo chiamarli rasnici perchè qui noi li facciamo con un solo tipo di carne. Sembra una stoccata alla faciloneria plasticosa di tanti localini alla moda, ma non lo è, qui tutto è molto più au-tentico di quanto ci si potrebbe aspettare, compreso l'astio tutto triestino per "i s'ciavi" sloveni e le loro abitudini alimentari. 
Da sinistra: Refosco rosso su gnocchi di pane e succo di goulasch, la vecchia attrezzatura dei tempi eroici nella sala da pranzo del rifugio e infine un piatto di ćevapčići con ajvar e cipolla, come Dio comanda.


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